mercoledì 24 aprile 2013

Mini-robot scopre tre camere nel Tempio messicano di Quetzalcoatl


Un mini-robot guidato dall'equipe di archeologici dell'Istituto Nacional de Antropologia e Historia ha scoperto tre nuove camere nascoste nell'ultimo tratto di galleria inesplorata della piramide di Quetzalcoatl (anche chiamato tempio del serpente piumato) risalente a oltre duemila anni fa, situata nel famoso sito archeologico di Teotihuacan, Messico.


Dotato di una videocamera e di un braccio meccanico in grado di eliminare gli ostacoli sulla strada, il mini-robot, ha trasmesso le immagini di quelle che sembrano essere tre antiche camere situate sotto la piramide della città mesoamericana.
L'obiettivo originario dei ricercatori era quello di scovare la sepoltura degli antichi governanti della città, mai rinvenute finora.

"Penso che il tunnel sia un elemento centrale intorno a cui è stato costruito l'intero centro cerimoniale", ha raccontato Sergio Gomez, uno degli archeologi.
"Si tratta di uno dei luoghi più sacri. Speriamo di poter trovare i resti di coloro che governavano Teotihuacan".

L'auspicio degli esperti è che questa scoperta aiuti a svelare il mistero della struttura sociale di Teotihuacan, di cui si sa ancora molto poco.
Dichiarata patrimonio mondiale delle Nazioni Unite, Teotihuacan raggiunse il suo picco tra il 250 e il 500 d.C., quando la popolazione raggiunse quasi 150 mila residenti, diventando la sesta città più grande al mondo dopo Costantinopoli e Alessandria.

La città ha una superficie di due chilometri quadrati, anche se gli scienziati ritengono che al picco del suo sviluppo, la metropoli abbia raggiunto i 20 chilometri quadrati.




Quetzalcoat Il serpente piumato

Tenochtitlán. Hernán Cortèz conquista la capitale atzeca

giovedì 18 aprile 2013

Trovata una pietra del Sole in un relitto britannico

Pietra del Sole



Nel 1592, una nave britannica affondò vicino all’isola di Alderney, nel canale della Manica, portando con sè uno strano oggetto: un piccolo cristallo squadrato. Anche se nascosto e consumato dopo 4 secoli in fondo al mare, la sua struttura precisa e la vicinanza all’attrezzatura della nave avevano attirato i sommozzatori.

Gli scienziati pensarono che il misterioso oggetto potesse essere un cristallo di calcite, che Vichinghi e altri europei avrebbero usato per navigare prima dell’introduzione della bussola.

Uno studio precedente aveva dimostrato che questi cristalli rivelavano la direzione della luce polarizzata intorno al Sole e, perciò, avrebbero potuto determinare la sua posizione nel cielo anche durante i giorni nuvolosi. Questi cristalli, ritrovati più volte in Islanda e in altre parti della Scandinavia, potrebbero essere le potenti “pietre solari” citate nelle leggende vichinghe.

Dopo averla sottoposta a test meccanici e chimici, il team ha stabilito che il cristallo di Alderman è proprio uno spato d’Islanda (una varietà trasparente della calcite) e dunque potrebbe essere stato una sorta di bussola. Secondo i ricercatori, potrebbe aver aiutato l’equipaggio a correggere gli errori di una bussola magnetica.

Oggi, simili cristalli di calcite sono usati dagli astronomi per analizzare le atmosfere dei pianeti extrasolari – forse stabilendo una nuova epoca di esplorazioni.

venerdì 12 aprile 2013

La strana pietra sul fondo del lago di Tiberiade




C’è un mistero in fondo al Lago di Tiberiade: si tratta di una pietra da 60 mila tonnellate a forma di cono di cui nessuno archeologo riesce a spiegare con certezza l’origine.

Rilevata per la prima volta nel 2003 dai sonar di un gruppo di ricercatori israeliani nel sud-est del lago, la gigantesca pietra è oggetto di un lungo e dettagliato studio pubblicato sull’ultimo numero dell’”International Journal of Nautical Archeology”.
La struttura è aforma di cono, composta da pietre e sassi di basalto, misura sette metri di altezza e settanta di diametro ovvero oltre il doppio della cornice esterna della pietra di Stonehenge.
Strutture simili in pietra sono in genere note per essere, in altre regioni, delle tombe ma nessuno degli archeologi e ricercatori che ha esaminato le immagini dei fondali è giunto a simili conclusioni. I sommozzatori che l’hanno esaminata da vicino affermano di non aver visto alcun segno di lavorazione della pietra, confermando però che si tratta di un cumulo di pietre che solo l’intervento dell’uomo può aver messo le une sulle altre.
L’ipotesi avanzata dal “Journal” è che il “mucchio di pietre” sia stato creato da esseri umani sulla terraferma e dunque prima che il Lago di Tiberiade la ricoprisse.

Da qui lo scenario avanzato da Yitzhak Paz, del reparto di Antichità dell’Università Ben Gurion in Israele, secondo il quale “risale a 4000 anni fa” e fa parte di “fortificazioni di città” risalenti all’antichità.
Per appurarlo in maniera definitiva servirà tuttavia l’intervento di una task force di archeologi, che dovrà riuscire a scavare sul fondale per di trovare conferme sull’origine del “cumulo di pietre”. Un’ipotesi, ma ancora tutta da verificare, è che fosse una struttura difensiva della città di Bet Yerah che 4000 anni fa era una delle più fortificate della regione e di Israele.